un soffio di toscana
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agriturismi e tipicità
                 La Valle del Diavolo

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ITINERARIO 3

A pochi chilometri da Pomarance si trova uno dei fenomeni più importanti al mondo caratterizzato dalla fuoriuscita di fluidi geotermici naturali conosciuti anticamente come"Soffioni". L'energia racchiusa nella terra si sprigiona in bianche colonne di vapore, imbrigliate dall'uomo, per essere trasformata in energia elettrica pulita e rinnovabile

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MONTECERBOLI - LARDERELLO - CASTELNUOVO V.C. - SASSO PISANO - TERME
ETRUSCHE DI BAGNONE - LECCIA -
 
 
 
Dove alloggiare
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
     
Fu il francese Francesco Larderei che per primo utilizzò le acque boriche e l'energia dei soffioni, presenti
nell'area geotermica tra Montecerboli, Castelnuovo, Monterotondo, Lustignano e Serrazzano, per estrarre
acido borico.
 
Nel 1846 il Granduca Leopoldo Nel 1846 il Granduca Leopoldo II impose il nome di Larderello al villaggio fabbrica in riconoscimento dell'opera del De Larderei. Il 4 luglio 1904, a Larderello, grazie agli studi del Principe Ginori, si ottenne con un motore alternativo alimentato da vapore geotermico, l'accensione delle prime cinque lampadine. In seguito fu costruita la prima centrale geotermoelettrica nel mondo, alimentata con vapore naturale. Oggi il panorama della Valle del Diavolo, su cui sorge il Villaggio Fabbrica di Larderello è caratterizzato da una fitta ragnatela di tubazioni fantascientifiche che alimentano le numerose centrali elettriche.
Il vapore che dal sottosuolo giunge in superficie a una pressione di 10 — 15 atmosfere e a una temperatura di 150 - 260° C., viene captato a grandi profondità e condotto attraverso tubazioni alle turbine elettriche. Il vapore una volta utilizzato per la produzione di energia elettrica, all'uscita della turbina, entra in un condensatore a miscela dove, raffreddandolo, si trasforma in acqua che viene reiniettata nel sottosuolo a circa 3000 metri di profondità ricaricando il bacino geotermico e formando così nuovo vapore a contatto con la massa magmatica di origine vulcanica.
 
       
 

Percorrendo la SS. 439 in direzione di Massa Marittima si giunge a Montecerboli dove è possibile una visita al castello, alla chiesa di San Cerbone e alla Chiesa della Compagnia della Carità. Una visita alla casa museo (privato) di Umberto Rossi e al vecchio frantoio comunale, completa la visita al castello che domina la Valle del Diavolo proprio di fronte a Larderello. Continuando per Larderello e superato il ponte sul Possera si giunge al Museo della Geotermia dell'ENEL dove è possibile comprendere lo sviluppo della geotermia dal 1818 ad oggi. È possibile anche una visita alle vecchie officine, alla chiesa dello Stabilimento e assistere, in gruppo, all'apertura di un Soffione dimostrativo presso Farinello.

 
 


Uscendo dal villaggio di Larderello, visitata la chiesa dell'architetto Giovanni Michelucci (1956), si torna sulla SS 439 verso Castelnuovo Val di Cecina.

 
       

Superato il vecchio borgo con la Chiesa di S. Salvatore, si giunge tra i boschi di castagni in località Campo Murato dove appare un panorama stupendo tra le valli del torrente Pavone ed i monti delle Cornate. Si gira sulla destra in direzione di Sasso Pisano; antico borgo medievale, caratterizzato dalla presenza dei "lagoni", con putizze e acque calde, fumarole e zolfatare in località Villaggio Enel.

Il castello longobardo è molto antico e viene ricordato per la prima volta nel X secolo. Vi sorse la cappella feudale e poi chiesa di S. Bartolomeo Apostolo, suffraganea della Pieve di Commessano che ebbe il fonte battesimale nel 1440; fonte ricavato in un cippo funerario etrusco del VII sec. a.C.. Nel 1882 la chiesa fu ingrandita ed elevata ad arcipretura. La storia religiosa del Sasso si intreccia con le vicende di S. Pietro, S. Rocco e S. Guglielmo e quest'ultimo santo vi soggiornò a lungo. Date alle fiamme le antiche e preziose reliquie, resta nella parrocchiale una importante tavola dipinta nel 1585, opera di un ignoto artista locale. Poco lungi dal paese, ai Lagoni, sorge la moderna chiesetta di Giovanni Michelucci (1958), importante opera nel percorso creativo del grande architetto fiorentino. Sulla strada per La Leccia un bivio a sinistra conduce al sito delle "Aquae Populoniae", una importante città termale etrusco-romana del III sec. a. C., in corso di scavo.

 
 

Proseguendo verso La Leccia lungo la strada provinciale si gira verso il Podere Bagnone dove appaiono sorgenti naturali di acque calde e i resti di antiche terme etnische. Si prosegue verso la Leccia, un castello arroccato su uno sperone di roccia dove nacque il famoso pittore Matteo Godi da Leccia.

Antichissimo è il borgo della Leccia e affascinante la sua storia medievale. La chiesa castellana, dedicata a S. Bartolomeo Apostolo, appartenne al "sesto di Montagna" della Pieve di Morba. Nei pressi del borgo fu eretta una cappella o oratorio della Vergine Maria, per rispettare un voto relativo ad un'apparizione della Madonna nella "selva lecciatina". Fino a pochi anni or sono vi si custodiva il quadro della "Madonna del Libro", opera del pittore Matteo di Pierantonio dè Gondi da Leccia (1540 - 1632), paesano. Poco lungi dall'oratorio sorgeva la cappellina della Madonna del Latte, nei pressi di una fonte termale le cui acque sono ancora oggi ritenute benefiche per le puerpere. Alla leccia è sempre vivissimo il culto della Madonna e da tempo immemorabile si celebra la sua festa il 14 giugno, invocandola a protezione della grandine.

 

Proseguendo lungo la strada provinciale della Leccia, si arriva sulla SS 329: svoltando a sinistra, dopo alcuni chilometri, si arriva a Serrazzano, castello di antiche origini longobarde con la Chiesa di S. Donato del XIV secolo. Nel mese di agosto si svolge la festa tra i castagni con prodotti tipici locali. Si prosegue per Lustignano, borgo medievale che sorge sulle pendici del fiume Cornia. La chiesa è dedicata a San Martino. Nel mese di agosto si svolge la festa del Poggiolo con specialità della cucina locale. Si prosegue verso Lagoni Rossi, per osservare altri fenomeni naturali geotermici come le fumarole, zolfatare, soffioni e fanghi bollenti.

       
 
testi Jader Spinelli
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