un soffio di toscana
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un soffio di toscana  
agriturismi e tipicità
                 La Valle del Diavolo

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I comuni di Pomarance e Castelnuovo

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Pomarance
   
Dove alloggiare
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pomarance è ubicato nel cuore della Toscana, all'estremo sud della Provincia di Pisa, tra Siena, Firenze, Pisa e Volterra, in un territorio ancora da scoprire per le sue bellezze storiche, artistiche e naturali e soprattutto per i suoi boschi, per i suoi borghi distesi lungo le pendici delle "Colline Metallifere". La campagna attorno Pomarance, ben coltivata oltre che a oliveti e vigneti, offre al turista una vacanza rigeneratrice nella più totale tranquillità dal caos delle grandi città. Gli antichi casolari, un tempo abbandonati, sono oggi accoglienti agriturismi dove è possibile degustare la produzione locale di ottimi vini, formaggi e specialità della cucina toscana. Le colture estensive dominano il paesaggio agrario, ma grandi aree boschive le incorniciano in un fitto sistema di essenze di tipo mediterraneo come la Foresta di Monterufoli che si sviluppa sui crinali più alti delle colline attorno a Pomarance offrendo al turista percorsi alternativi alla scoperta della natura, della fauna e delle vecchie miniere di rame utilizzate anche in epoca etrusca. Il territorio di Pomarance comprende otto frazioni: Libbiano, Micciano, Montegemoli, San Dalmazio, Serrazzano, Lustignano, Montecerboli e Larderello. Quest'ultima località è caratterizzata dai "Soffioni boraciferi" che conferiscono al paesaggio un aspetto quasi irreale. L'ingegno e l'opera dell'uomo, che ha saputo imbrigliare queste forze endogene, nel passato ritenute diaboliche, ha consentito lo sviluppo di un grosso centro industriale con moderne centrali geotermoelettriche, uniche al mondo, per la produzione di energia elettrica. Tra le manifestazioni folcloristiche più importanti che si svolgono a Pomarance è da annoverare il Palio delle Contrade che si svolge ogni anno la seconda domenica di Settembre. In questa gara le contrade si contendono il "cencio" con originali rappresentazioni teatrali su personaggi o temi storici.
     
   

Castelnuovo di Val di Cecina

Castelnuovo di Val di Cecina è un piccolo villaggio delle Colline Metallifere, situato sulle estreme propaggini della Maremma aperte verso il mar Tirreno e l'isola d'Elba. Il suo nome medievale è "Castri Novi de Montanea" (Castel Nuovo di Montagna) e tale appellativo è assai più rispondente alle caratteristiche fisiche dell'insediamento urbano. Le origini sono incerte, ma risalgono senz'altro all'età Longobarda (VII sec.), allorché questo popolo tracciò nuove strade per la ricerca dei minerali edificando una serie di rocche di avvistamento e di difesa (Warding) lungo il tracciato che si snodava da Volterra a Massa Marittima.

Il territorio comunale è caratterizzato dalla presenza di notevoli siti archeologici del periodo neolitico, etrusco, barbarico, medievale e da Pievi premillenarie che testimoniano il radicamento e la diffusione del cristianesimo in quest'area. Infatti, seguendo il corso del fiume Cornia, risalirono dal mare verso l'interno: S. Regolo, S. Cerbone, S. Ottaviano, S. Giusto e S. Clemente, i Santi africani evangelizzatori di Volterra e delle Colline Metallifere. Un'importante via di pellegrinaggio verso Roma, aperta da S. Pietro, vide la presenza di S. Rocco e S. Guglielmo, di abati e di eremiti. Dopo il 1000 Castelnuovo fu a lungo feudo dei conti Alberti fino alla "rivoluzione" del 1213, quando la classe degli uomini liberi di discendenza longobarda (freiherren), riuscì a prendere il potere con l'aiuto del potente comune di Volterra, sotto la cui protezione l'economia e la vita civile conobbero un notevole sviluppo. Castelnuovo e la sua comunità furono al centro degli scontri per il possesso delle risorse minerarie (argento, zolfo, allume e vetriolo), tra il vescovo-conte e il libero comune di Volterra per circa due secoli, fino a che, nel 1429, non entrarono definitivamente nell'orbita della repubblica Fiorentina seguendone le aspre lotte e subendo invasioni e saccheggi dagli eserciti imperiali e dalle truppe mercenarie al servizio delle città nemiche. Alla fine del secolo XV, Lorenzo dè Medici e la sua corte di umanisti scelsero lo stabilimento termale di Bagno al Morbo per trascorrervi lunghi periodi di cura e di riposo. Dato in feudo come marchesato alla famiglia degli Albizi di Firenze nel 1639, fu ricostruito in autonoma comunità nel 1776 da Pietro Leopoldo I, il grande sovrano illuminista che avviò la rinascita industriale e sociale del suo territorio. Meta di letterati, geografi, scienziati (Lucrezio, Plinio, Dante, Ugolino da Montecatini, Leandro Alberti, Marullo, Busching, Miller, Mascagni, Hoefer, Giovanni Targioni Tozzetti, Maria Curie e molti altri), a partire dal 1818 conobbe una nuova fase di sviluppo economico seguendo i progressi dell'industria boracifera attuati da Francesco de Larderel, sviluppo che per quasi due secoli ne ha caratterizzato la storia, fino ai nostri giorni.

 
 
 
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prodotti tipici borghi e chiese musei
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